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S.EFISIO 2018

TORNA UN GRANDE APPUNTAMENTO. UNA FESTA DI POPOLO E DEVOZIONE PER IL SANT'EFIS CHE HA SALVATO CAGLIARI E LA SARDEGNA DALLA PESTILENZA NEL 1656
362^ FESTA
DI SANT' EFISIO

NONOSTANTE IL TEMPO INCERTO, I FEDELI E I TURISTI ARRIVANO DA TUTTE LE PARTI DEL MONDO PER ASSISTERE ALLA PIU' IMPORTANTE FESTA RELIGIOSA E DI POPOLO DELLA SARDEGNA E DEL MEDITERRANEO.
IL CORTEO PARTE DALLA CHIESA DI STAMPACE ALLE 12,00 E SI SNODA NELLE VIE PRINCIPALI DEL CENTRO DI CAGLIARI SCORTANDO IL SIMULACRO DEL SANTO.
LE TRACCAS, MIGLIAIA DI COSTUMI SARDI, I CAVALIERI E I MILIZIANI, LA GUARDIANIA E L'ALTERNOS FANNO DA CORNICE ALLA FESTA.
POI, IL SANTO MARTIRE, PRENDE LA STRADA VERSO NORA. RIENTRA COME SEMPRE A CAGLIARI IL 4 MAGGIO A TARDA SERA.




di
Ennio Porceddu


IN GINOCCHIO E PER TRE VOLTE
IL SANTO DI CAGLIARI SALVA LA SUA CITTA'

L'AMORE DI S.EFISIO
IN TRE MIRACOLI

di Augusto Maccioni
E' la 362° volta e mai festa è stata la più amata,la più festeggiata, la più ricordata. E' da oltre 3 secoli e mezzo che si continua a parlare di questo Santo che è rimasto nei cuori e nelle menti dei sardi e dei cagliaritani in modo particolare e per così tanto tempo si continua, ogni primo maggio, a ricordare le sue prodigiose imprese e ad amarlo e venerarlo per le cose che ha fatto per la sua città. Cagliari in ginocchio per confermare il grazie tangibile. E' dal 1656 che si festeggia senza interruzione S.Efisio e grande folla lo aspetta per le vie della città fino alla chiesetta di Nora. L'evento è sempre eccezionale perché è alta la devozione e la preghiera si fa viva partecipazione: momenti scanditi dalle note delle launeddas e dal canto del rosario in sardo. E quando il cocchio del Santo spunta dal largo Carlo Felice per la via Roma è già un tripudio di colori e l'aria è colorata di intenso profumo mentre il "vascello" galleggia tra la folla. La commozione è palpabile e le lacrime scendono naturali. La folla è lì ancora una volta per incontrarsi col suo Santo, a pregarlo e ad affidargli una persona e a raccomandargli un segreto. Chiedono ancora miracoli. E lui, S.Efisio, continua ad essere prodigo e a non dimenticarsi di nessuno. Perché la sua vocazione è sempre stata per Cagliari e per i suoi cagliaritani fin da quando graziò la città dalla terribile peste del seicento, che decimò i suoi abitanti, e quando, nel 1793, fece naufragare,come un autentico tsunami, le navi francesi, squassandole e disperdendole, arrivate nel golfo degli angeli alla conquista di Cagliari. Il terzo miracolo è più recente ed è datato 1943 quando Cagliari era sotto i bombardamenti. C'era molto dolore,rassegnazione in una città desolata dove c'erano pochi abitanti mentre gli altri erano tutti sfollati nei paesi vicini. E anche in quella occasione la mano prodigiosa del Santo è stato salutare e benefica e in quel 1° maggio del 1943 mentre passava nelle poche vie della città ridotte a polvere e macerie, su un camioncino del latte, Efisio faceva germogliare il seme della speranza nella via della rinascita e della ricostruzione della città. Tre momenti storici che Cagliari non può dimenticare e che oggi, per la sua 362° volta, vuole ricordare con gioia, con canti e con doverosa partecipazione religiosa. Una festa che si fa sagra internazionale perché l'evento è stato tutelato dal Patrimonio dell'umanità, da parte dell'Unesco, con una connotazione più ampia per la partecipazione di grandi personalità straniere . L'evento ha un'attrattiva folcloristica e turistica, una valenza molto importante per la Sardegna e per Cagliari in modo particolare, e la giornata sarà galvanizzata dalla gioia e da manifestazioni di entusiasmo. C'è anche l'aspetto religioso, anzi S.Efisio è la festa religiosa e si deve riscoprire le sue origini per ritrovare i momenti "clou" del suo martirio e della sua vocazione verso l'amata Cagliari e verso i suoi abitanti. Festa per un giorno,il 1° maggio,segnata dalla sfilata per le strade di Cagliari, dalla chiesetta di Stampace fino al Municipio, ma con una devozione spalmata in quattro giorni, anzi, come dicono i confratelli, di un mese ( dal 25 aprile giorno di insediamento del terzo Guardiano fino al 25 maggio conclusione dei novenari con il Santo riposto nel suo altare laterale), con un pellegrinaggio, unico nell'area mediterranea e europea, che si snoda in oltre 100 chilometri toccando diversi centri paesani, con tanto di ramadura nelle strade, numerosi gruppi in costume a piedi e a cavallo, messe solenni. Cagliari è al centro della devozione cristiana e punto di riferimento per il folclore, la cultura e il turismo. Una festa, tra religione e turismo, che può essere potenziata e ulteriormente valorizzata con percorsi che possono essere occasioni per conoscere più da vicino le nostre usanze, la nostra ospitalità, le nostre bellezze naturali. Non momenti staccati e indipendenti ma facenti parte di un blocco che vuole essere il perno di una Sardegna che c'è e che vuole farsi amare. Ecco perché è necessario adoperarsi per un referente unico, staccato dall'assessorato regionale competente, in grado di assolvere a questi compiti, con un incarico triennale, che crei percorsi religiosi e alternativi, culturali e folcloristici, turistici e di spettacolo in maniera univoca e sappia, con capitale privato e pubblico, rafforzare gli aspetti più salienti della nostra amata terra.



Sono passati ormai 362 anni,sono più di tre secoli e mezzo che la città di Cagliari e le rappresentanze più importanti della Sardegna, si ritrovano per rendere concreto il voto promesso dalla municipalità a Sant'Efisio, Il santo protettore.
La sagra di Sant'Efisio è indubbiamente, la più bella e persino la più emozionante nel suo contenuto religioso e umano. Un valido richiamo di partecipazione e di preghiera per tutti i sardi e per la grande folla di turisti che ne scoprono, ogni anno, la parte più originale, genuina e sfarzosa della tradizione popolare dell'Isola.

L'eccezionale raduno di gente in costume tipico sardo, i colori, rappresenta una delle più importanti, straordinarie e naturali tradizioni di popolo e di fede.
La sua origine risale al 1656, quando i consiglieri della municipalità cagliaritana delegarono la salvezza e la protezione della città al Santo martire, come segno di ringraziamento per aver liberato Cagliari e tutta l'isola, dalla pestilenza esplosa nel 1654.
Il lungo corteo che ha inizio dalla Chiesa di Sant'Efisio nel rione Stampace, si snoda lungo le strade principali del centro, creando ogni anno uno spettacolo autentico, unico, di grande rilevanza religiosa e tramandata da un rito di cristianità che non ha avuto sosta, neanche sotto le dominazioni straniere e le guerre.

L'unico caso in cui non ci fu la processione, nel 1917 per l'ostinata ottusità delle autorità di pubblica sicurezza, quando in piena guerra (1^ conflitto mondiale), si ritenne prudente non accordare l'autorizzazione.
La festa in onore a Santo, ha inizio già il 19 marzo, quando il terzo Guardiano e rappresentante della sagra, nominato dai membri la Guardiania, con successiva approvazione della Presidenza e dell'assemblea generale, è investita dell'incarico con una solenne funzione liturgica, celebrata nella chiesa di Stampace, dove si crede sia stato incatenato prima di portarlo a Nora dove, secondo la tradizione, fu decapitato.
Come vuole la tradizione, il 25 aprile, tra il terzo Guardiano uscente e il neo eletto, c'è lo scambio della bandiera. Da quel momento il Guardiano è proclamato l'alfiere fino al 25 maggio, giorno in cui cessano i festeggiamenti religiosi.

La festa religiosa ha inizio il 25 aprile quando, dalla chiesa di Stampace, viene portata in processione la statua più famosa dedicata a Sant'Efisio, opera dell'artista Giuseppe Antonio Lonis (maestro - hidalgo di Senorbì), dalla chiesa di Stampace fino alla Cattedrale.
Il 29 aprile, come vuole la tradizione, la statua è rivestita dai paludamenti sfarzosi e dagli ex voto offerti dai fedeli. Il giorno dopo alle ore 12, il Presidente pro tempore con l'ausilio del terzo Guardiano, dispone il simulacro nel cocchio e subito dopo si celebra una Santa Messa.
Nella giornata del 1° maggio, mentre nella chiesa di Sant'Efisio sono celebrate SS. Messe, il proprietario dei buoi e il "carradore", preparano il giogo infiorato con campanelli, bandierine, pettorali e frontale in damasco con guarnizioni dorate, copre con un bouchet di fiori le corna delle bestie.
Alle ore 10, il terzo Guardiano e i membri della Guardiania, si recano al Palazzo Municipale per prelevare il rappresentante del Sindaco, l'Alternos (il Vicerè d'altri tempi), per condurlo in chiesa, sotto la scorta dei valletti comunali in grande tenuta.

Celebrata la Messa, dell'Alternos, si da inizio alla sagra, con la sfilata che è aperta dalle caratteristiche "traccas", antichi carri agricoli, trainati dai buoi decorati e infiorati a festa.
Le "traccas", fin dal tempo dei tempi, sono considerati sibili della festa e d'allegria, e su di essa il gruppo folclorico inneggia canti corali sardi che rispecchiano la tradizionale "trallallera", un ritornello sardo molto noto, che a cantarlo mette tutti di buon umore.
Al seguito, l'interminabile processione dei rappresentanti delle città e dei paesi di tutta la Sardegna, con i gruppi nei tradizionali costumi, tutti magicamente splendidi e differenti per fogge e colori, ricami e fatture a secondo della località di provenienza.
L'usanza vuole che tutti i costumi sardi dei partecipanti alla sagra, siano abbelliti, non solo con la seta e i broccati, ma anche da gioielli di notevole pregio artistico - artigianale.



La sfilata continua con i miliziani a cavallo che scortano Sant'Esisio (Sant'Efis), il protettore della città di Cagliari e di tutti i sardi, e rendono onori militari con lo stendardo dei Quattro Mori, seguiti dai pittoreschi campi danesi in abito di gran gala e in sella ai cavalli accuratamente addobbati.
Prima del cocchio con il simulacro del Santo, sfilano i suonatori di Launeddas: il più antico strumento musicale di tutto il Mediterraneo, ancora molto in auge nell'isola, e conosciuto in tutto il mondo per merito dei valenti musicisti.

I suonatori di launeddas, scandiscono le sequenze della processione con un ritmo unico, ottenuto dalle tre canne dispari che hanno una certa somiglianza con la cornamusa. Nello strumento nuragico, la sacca d'aria è ottenuta dalle gote continuamente enfiate dal musicista.
Da diversi anni, prima del passaggio del Santo, si prepara "Sa Ramadura", che consiste nello spargere davanti al palazzo municipale in via Roma, i fiori profumati della primavera.
E' un'antica usanza dei nostri paesi; i fiori coltivati dai fedeli nei loro giardini, fiori di campo, erbe aromatiche sulle quali domina il profumo intenso della menta, tappezzano il cammino delle processioni.
Al seguito del Santo, il decano del capitolo metropolitano, la presidenza, i componenti della Arciconfraternita ed una moltitudine di credenti.

La sagra si chiude con una folta rappresentanza delle Forze Armate.
Nel dare uno sguardo d'insieme alla lunga processione della 361^ sagra di Sant'Efisio, per l'esplosione policromatica degli elementi dei costumi indossati, possiamo notare uno spettacolo di festa, di colori e di bellezza che non ha eguali nel mondo.
"Ma il vero significato non è qui - scrive P. De Magistris nella sua breve "Storia di una sagra" - Per coglierlo bisognerebbe recarsi a Giorgino (subito dopo il ponte Sa Scafa n.d.r.), nella rustica chiesetta dove si effettua la prima sosta per la muta del cocchio e delle vesti. Lì non i colori della fantasia che ha arricchito il costume sardo di ogni splendore, non canti e luminosi sorrisi di giovani in festa. Lì i piedi scalzi delle anonime donnette che hanno fatto voto per lo più segrete angosce, lì le lacrime di rugosi volti contadineschi di vecchi spinti da segrete e profonde riconoscenze. Lì non l'urlo delle sirene in festa ma il monacale tintinnio di una minuscola campanella che suona a distesa per annunziare l'arrivo del Santo ai fedeli in attesa. Lì il vero senso religioso di una festa che è nel cuore e nella tenace, commossa, riconoscente memoria".

LA PESTE A CAGLIARI DEL 1652
Scrive - Paolo De Magistris, ex sindaco storico di Cagliari, nella sua breve "Storia di una sagra", pubblicato dal Comune di Cagliari - "Nell'ottobre del 1655 moriva a Cagliari l'Arcivescovo Mons. Bernardo de la Cabra. Il suo monumento sepolcrale, di gusto ancora rinascimentale benché eretto in piena epoca barocca, si trova nel transetto destro della Cattedrale.
Moriva contagiato da un morbo che, si disse, gli era stato trasmesso da un ermellino, già del Vescovo di Dolia, recatogli da San Pantaleo".
La peste a Cagliari arrivò in questo modo, ma già dal maggio del 1652, si diffondeva tenacemente tra la popolazione, ma nessuno azzardava chiamare il male col suo vero nome.
Quando se ne parlava, la voce che circolava era sempre generica "calenturas de mala calidari" (febbre di pessima qualità). Era un modo, come un altro, per ingannare non solo se stessi, ma anche chi gli stava vicino. Mentre qualcuno cercava di intravedere quella strana malattia come la peste, c'era sempre qualcun altro che era pronto a negare.
Così aveva fatto un certo Don Ferrante al chiacchiericcio che si era creato intorno a questa strana "febbre" che in verità, non era per niente febbre, ma ben altro. Don Ferrante, come ci ricorda De Magistris, morì proprio di peste.
C'è da ricordare che la peste era arrivata a Cagliari dopo venticinque anni dalla peste che aveva colpito la città di Milano, e secondo De Magistris era la stessa. Il Manzoni nel capitolo XXXI de "I Promessi Sposi" assicurava che "La peste…c'era entrata per davvero…e non si fermò qui ma invase e spopolò una buona parte dell'Italia".

La sua trasmissione non si risolse in breve tempo: il male s'insinuò per lunghi anni, attraverso diverse popolazioni, pertanto il contagio da una parte all'altra dell'Italia, per approdare in Sardegna dal mare.
La peste era arrivata a sorpresa su un vecchio bastimento catalano, attraccato nella cittadina di Alghero gli ultimi giorni di maggio del 1652. Come è successo a Milano, da principio lenta, poi fulminea che si propagò rapidamente anche a Sassari, falcidiando la popolazione.
A Cagliari furono presi provvedimenti come coprire le fontane, aumentare la donazione di denaro per gli ospedali, per le provviste di medicinali e di viveri.
Tutte precauzioni che dovevano servire ad affrontare la peste, se il contagio si diffondeva alla città. Nel 1653, la temuta peste arrivò a Serramanna e nella vicina Villasor.
Cagliari, sembrava l'avesse scampata, ebbe due anni di assoluta tranquillità.
Poi alla fine del mese di febbraio 1656, i primi casi di peste, che si diffuse rapidamente in tutta la città, falcidiandola. Ogni giorno perirono oltre 200 morti, e in breve tempo, arrivarono a dodici mila, su una popolazione di venti mila anime.

Morirono anche diversi amministratori civici. Questo non permise le normali attività per la città.
Inutili gli appelli e l'invocazione di aiuto dirette al Re e alle città italiane e spagnole. Cagliari ormai sembrava destinata a scomparire.
A quel punto, il 4 maggio 1656, i consiglieri municipali affidarono la salvezza della città a Sant'Efisio Martire. Si fece un voto a Dio, con l'intercessione del Santo, per far cessare la pestilenza, con la promessa di versare, dalle casse comunali, 100 scudi per il fabbisogno della Chiesa intitolata al Santo. "Sant'Efisio - scrive Paolo De Magistris - li esaudì: al colmo della paura e della sofferenza, si fece voto che se la peste fosse cessata, loro avrebbero indetto una solenne processione in cui il simulacro del Santo avrebbe percorso il cammino compiuto da S. Efisio da Cagliari a Nora e viceversa".
Nel mese di luglio, la situazione sanitaria della città migliorò e alla fine di agosto, la peste era completamente debellata.
Il bilancio, però, era terribile e Cagliari ne uscì spopolata e impoverita.
Grazie comunque alla volontà dei cagliaritani, degli amministratori e del Santo protettore, la città di Cagliari riuscì a risorgere.
Nel maggio del 1657, il voto si attuò con una grande festa in onore del Martire. Da allora la processione in onore di Sant'Efisio si ripete fedelmente ogni anno.

Quest'anno è la 362^ edizione.
Non sempre però, andò com'era nelle previsioni. Nel 1721, con l'Isola in mano ai Savoia, si temette che un gruppo di partigiani spagnoli avessero avvelenato pozzi e cisterne al fine di creare panico tra la popolazione.
Secondo la credenza popolare, il Santo apparve al Vicerè Pallavicino di S. Remy, per assicurarlo della sua protezione.
Ancora nel 1793, tra il 17 e il 18 febbraio, quando la flotta francese, condotta dall'ammiraglio Trouguet, assediava e bombardava la città di Cagliari, si diffuse il panico, anche a causa delle orribili notizie che arrivavano dalla Francia.
Così si rivolsero nuovamente al Santo protettore per essere salvati dagli attacchi minacciosi francesi, sebbene i cagliaritani fossero in grado di contare sulle truppe di miliziani ammassati sulla spiaggia di Quartu, pronte a intervenire.
L'intervento dei miliziani non fu tuttavia necessario perché improvvisamente si compì il miracolo: una fortissima tempesta fece disperdere la flotta francese.
Per questo nuovo miracolo dalla municipalità fu pronunciato un altro voto che si compì con una processione, meno sfarzosa, il lunedì di Pasqua.
Del bombardamento francese restano tre palle di cannone conficcate sulla facciata del Palazzo Boyl e una lapide nella Chiesa di Sant Efisio "Gallici furoris specimina a versus Calarmi, divinae opis monumenta Sancto Efisio tutelari sacra".
Nel 1794, a causa della sollevazione cittadina nei confronti dei burocrati piemontesi che ne volevano la soppressione, la processione di Sant'Efisio si svolse con un mese di ritardo, il 1° giugno.
Nel 1907 la processione dovette compiere un lungo giro intorno alle rive dello stagno perché un maremoto aveva spazzato via i ponti della Scafa.
Nel 1916, la festa fu spostata di sette giorni, per il rifiuto della Confraternità di fare la processione nelle ore notturne, come aveva chiesto il prefetto, allarmato dalla situazione bellica. La protesta della Confraternità fu risolutiva e riscosse i suoi frutti: la processione ebbe luogo di giorno, anche se in tono dimesso.
Nel 1917, non ci fu la processione per l'ostinata ottusità dell'autorità di pubblica sicurezza.
Nel 1918, il cocchio del Santo non fu trainato dai buoi, ma dai soldati reduci della prima guerra mondiale, in segno di riconoscenza per averli fatti tornare sani e salvi a casa.
Nel 1943, in una città semidistrutta dai bombardamenti e vuota, grazie ad un pugno di fedelissimi, il Santo fu portato in processione dentro un camioncino della ditta Gorini, che normalmente trasportava latte.
L'interminabile inizia alle ore 10, la processione in costume preceduta dalle "Traccas" (carri addobbati), solitamente compie questo percorso: viale Sant'Ignazio, via Azuni, Piazza Jenne, Corso Vittorio Emanuele, via Sassari, piazza del Carmine, via Crispi, via Roma, piazza Matteotti, raggiungendo la zona periferica di viale La Playa, dove si scioglie. Il cocchio del Santo, continua il suo cammino fino a Giorgino, accompagnato da quattro carabinieri a cavallo, dal cappellano e dal presidente dell'Arciconfraternità.
Nella chiesetta privata di Giorgino, si procede al cambio dei vestimenti del Santo Martire: deposti il mantello, i gioielli e sostituiti l'aureola e la palma d'oro con altre d'argento, si rinuncia al cocchio dorato e si depone il simulacro su un carro di campagna.

A questo punto, il viaggio riprende per raggiungere nella tarda serata la chiesa parrocchiale di Sarroch dove fa sosta per la notte. Al primo mattino del 2 maggio, il carro riparte e raggiunge Villa San Pietro, dove fa una breve sosta. Da Villa San Pietro a Pula il passo è breve.
Qui a dare accoglienza al Santo c'è il sindaco, l'autorità cittadina, l'Alternos, la Guardiania e i massimi rappresentanti dell'Arciconfraternità.
Solo nel pomeriggio il simulacro raggiunge la Chiesetta di Nora, edificata nel luogo dove, secondo la tradizione popolare, Sant'Efisio avrebbe subito il martirio.
A Nora il Simulacro fa sosta per tutta la giornata del 3 maggio. Qui la municipalità con l'Alternos, in nome della città di Cagliari, offre il pranzo ai poveri.
Solo la serata riprende il viaggio verso Pula. La mattina presto del 4 maggio, il simulacro di Sant'Efisio riprende il viaggio di ritorno. La prima tappa è la Chiesetta di Giorgino, dopo è rivestito dai paramenti di gala, e rientra a Cagliari con grande sfarzo intorno alle ore 21.
Rientrato nella chiesa di Stampace a Lui intitolata, rimane esposto per diversi giorni per le celebrazioni liturgiche. Le liturgie terminano il 25 maggio dopo che il presidente dell'Arciconfraternita intona "is Coccius", con le stesse parole con cui ha dato inizio la processione: "Protettori poderosu, de Sardigna speziali, liberanoisi de mali, Efis Martiri gloriosu". (Potente protettore, medico della Sardegna, liberaci del male, Efisio Martire gloriosu).

Il SANTO. LA SUA STORIA. IL SUO MARTIRIO.
Secondo la tradizione popolare, Efisio era un ufficiale romano originario dalla Siria, nato a Elias, intorno alla fine del III secolo, da Cristoforo e dalla nobildonna Alessandra. Efisio, giovane e bell'ufficiale romano, pagano, è introdotto dalla madre in Antiochia alla corte di Diocleziano, dove riceve ricchezze e onori e l'incarico di perseguire tutti i cristiani di Calabria e Sardegna.
Un giorno a Vrittarnia, l'ardimentoso condottiero vede fra le nuvole una scintillante croce e ode nel vento una voce che lo chiama alla verità. Una visione assai simile a quella di Costantino.
In merito a questo segno divino, dopo aver combattuto i saraceni, arriva in Sardegna (ad Arborea) e in breve tempo s'impossessa dell'isola. Si converte al cristianesimo e diventa evangelizzatore.
Da Cagliari scrive alla madre e all'imperatore per annunciare la sua conversione, ma per pronta risposta gli invia uno dei suoi ufficiali, Giulico (o Giulso), che lo arresta, convinto che ripudi tale decisione. Efisio per sfuggire alla persecuzione dell'ufficiale romano, si nasconde a Nora.
A quel punto, l'imperatore gli invia il governatore Flaviano, che lo riprende e lo incarcera in una profonda cavità che, secondo quanto afferma il De Magistris, è tuttora esistente. Qui è martirizzato e poi condannato alla pena capitale.
Il 5 gennaio del 303, secondo la tradizione popolare, Efisio di Elias, grande condottiero che non ha saputo sfuggire al cristianesimo, è decapitato a Nora, nel sito dove in seguito è stata edificata una piccola chiesa che porta il suo nome. "Qui - scrive ancora il De Magistris - la tradizione è doppia, ondeggiando, come luogo di martirio tra Nora e Cagliari".
Quello che sappiamo con certezza che già intorno al primo millennio a Nora esisteva una chiesetta intitolata al Santo. E' anche certo che il Giudice di Cagliari Costantino, nel 1089 ne fa donazione ai Monaci di San Vittore di Marsiglia, ma già un anno prima, i pisani avevano portato via le reliquie del Santo, assieme a quelle di San Potito.

Perciò, è certo che già esisteva il culto del Martire Santo.
Ad avvalorare questa tesi c'è anche la relazione dell'Arcivescovo pisano Federico Visconti nel primo ventennio del XIII secolo, e la presenza del Santo negli affreschi dell'artista Spinello Aretino nel camposanto pisano (1391). Questo ci spiega quanto era diffusa la devozione diffusa per Sant'Efisio.
Una venerazione che non è mai cessata, anzi è aumentata, con l'afflizione della peste del 1656, per poi estendersi in tutta la Sardegna.
Cagliari ha sempre avuto ottimi vincoli con Sant'Efisio. Già nel 1548, la municipalità, riconoscendosi debitrice verso il Santo, istituì una rendita per le celebrazioni di Messe nella chiesa del Santo sita nel rione Stampace, e da 359 anni, avvia una processione che lo porta, con sfarzo e gioia, per le strade di Cagliari fino alla chiesetta di Nora, sita nella cittadina di Pula, a due passi dal mare, dove si dice che Sant'Efisio ebbe il martirio.

CHI ERA GIUSEPPE ANTONIO LONIS?
Era nato a Senorbì, in provincia di Cagliari, conosciuto come l'Hidalgo. Un uomo dall'apparenza forte, tarchiato e sempre vestito con un impeccabile abbigliamento di foggia prettamente spagnola. Di professione scultore ma primatista nei duelli d'onore.
La statua di Sant'Efisio gli fu commissionata dalla Confraternita intorno alla metà del 1700, poco dopo il suo rientro da Napoli, dove aveva avuto modo di lavorare assieme al famoso scultore napoletano Giuseppe Picano. Nella scultura di Sant'Efisio e in quelle che seguirono, si nota chiaramente l'influenza della scuola partenopea.
In quegli anni, il Lonis era lo scultore più ricercato, perché con lo scalpello sapeva impreziosire i luoghi e le chiese, dove le statue erano collocate.
Ma era destino che la statua dedicata al santo protettore non venisse mai presa in considerazione dalla Confraternita. Forse per alcune dicerie, secondo le quali, la statua sarebbe stata realizzata nel capoluogo campano con l'aiuto del maestro Picano. Un fatto che non gli fu mai perdonato.
L'artista spadaccino si sentì mortificato e alla vigilia della festa del santo martire, prima di partire per Napoli, affidò la scultura lignea ai suoi allievi con preghiera di recapitarla alla Confraternita. Per vendicarsi e "lavare l'onta subita", lasciò la statua in pezzi, escogitando un sistema complicatissimo d'incastri, in modo che neanche i suoi allievi più fidati riuscissero a ricomporla.
Così passarono alcuni anni, prima che la statua potesse assumere il suo bell'aspetto che oggi conosciamo. A ricomporla fu lo stesso Giuseppe Antonio Lonis al suo rientrò a Cagliari, quando ormai "dimenticato l'offesa" e perdonato la Confraternita.
Al Lonis dobbiamo tantissime opere d'arte sparse in Sardegna: statua lignea del Cristo conservato nell'oratorio di S. Giacomo a Cagliari, La Colonna nella chiesa di San Michele, quella di San Raffaele, San Mauro e del Carmine, di San Pietro Pascasio esposto nella chiesa di San Giorgio a Quartucciu, della Madonna del Rimedio, della chiesa di San Lucifero, Santa Barbara e San Domenico nella parrocchia di Senorbì.
Giuseppe Antonio Lonis, mori nel 1805, all'età di ottantacinque anni. La sua tomba fu interrata nella piccola chiesetta di San Francesco, sita nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele, oggi scomparsa.
Quando scomparve la chiesetta, si dispersero i resti dello scultore. Restano però le sue sculture lignee a ricordo della sua straordinaria arte.

CAPOTERRA. C'ERA UNA VOLTA "VILLA DI SANT'EFISIO"
Di questo paese ai confini di Cagliari (a 15 Km da Cagliari), ne abbiamo già parlato due anni fa su questo giornale online, proprio in occasione della sagra di Sant'Efisio. C'è una relazione profonda le lega tutto ciò. Prima di tutto, la devozione al Santo. Una venerazione talmente grande che al paese fu imposto il nome di "Villa di Sant'Efisio".
Nei registri della parrocchia di Capoterra, emerge un manoscritto del cappuccino Giorgio Aleo che riordina fatti e avvenimenti della Sardegna tra il 1637 e il 1672.
Da questa testimonianza, risulta che fu Girolamo Torrellas, barone di Capoterra e di San Rocco, a fondare e ripopolare il paese che da circa tre secoli non aveva più abitanti, proprio al momento del maggior contagio della peste, nell'isola si era risvegliatala devozione per il Santo martire.
La città di Alghero fu la prima a essere colpita dalla peste che poi, si propagò anche a Cagliari.
I primi abitanti furono colpiti dal morbo, ma il paese non si estinse e si ripopolò nuovamente. Giorgio Aleo, nella sua nota si augurava che "Villa di Sant'Efisio", diventasse un paese popoloso e fiorente.
Sempre il barone Girolamo Torrellas, nel 1665, fece costruire un'umile chiesetta in onore del Santo martire, accanto ad una villa patrizia. Il tempio cristiano fu per diversi anni chiesa parrocchiale, poi fu abbandonata e andò in rovina.
Già negli anni '80 la chiesa non esisteva più, quello che resta a testimonianza, sono degli antichi registri parrocchiali.
Nel documento del 1658, si apprende che il paese assunse come primo nome "Sant'Efisio villa nuova di Capoterra", e più tardi "Villa Sant'Efisio di Capoterra". Col tempo però, si perse l'abitudine di usare questo nome perché era assai lungo, così si preferì ritornare all'antico toponimo.
Il territorio di Capoterra, nell'alto medioevo era molto esteso e si andava da La Plaia fino a Capo di Pula.
La chiesa parrocchiale ha mantenuto il nome del Santo, anche se poche volte il simulacro ha sostato in paese.

I registri parrocchiali riferiscono che nel 1899, a causa di un'interruzione della Sulcitana, all'altezza del ponte della Scafa (o Plaia) a causa delle onde del mare in burrasca che ne avevano divelti i piloni, il cocchio del Santo fu deviato e si fermò a Capoterra per poi riprendere il suo cammino verso Nora.
Solitamente la processione con il simulacro fa tappa a La Maddalena Spiaggia, dove i fedeli di Capoterra rendono onore al Santo patrono della Sardegna.

RICORDANDO LA PROCESSIONE DEL 1997
Festa bagnata, festa fortunata. Non so se Sant'Efis, si trova d'accordo con questo proverbio. Anche perché, sono convinto che della pioggia, del vento, del sole, dei politici e dei bombardamenti, a Lui che è Santo protettore di Cagliari e della Sardegna, non gliene importi un granché, giacché si fa portare in giro per le vie della città, sopra un baldacchino, e nei periodi "grigi", dentro un camioncino del latte messo a disposizione della ditta Gorini.
Lui, mai un'influenza, mai un'insolazione, mai un colpo d'aria. E' un Santo con una salute di ferro. Forse soffre un po' di emicrania, ma questa è un'altra storia. E' un Santo e ai Santi, non è permesso ammalarsi. A Sant'Efis è vietato anche innamorarsi.
L'unica volta che ha voluto fare di testa sua, innamorandosi del Signore, in un colpo, la testa gli è caduta sopra la sabbia dorata di Nora. Una località che gli è entrata nel cuore, tant'è che puntualmente da 341 anni, si fa portare in villeggiatura da 1 al 4 maggio, anche se le previsioni metereologi che minacciano fulmini e saette.
Figuriamoci se si fa intimorire da una pioggerella come quella di oggi.
Poi, perché dovrebbe preoccuparsi tanto di noi poveri mortali che aspettiamo il suo passaggio sotto la pioggia, per venerarlo e magari per chiedergli qualche grazia?
Lui, al popolo sardo e ai Cagliaritani, ha già dato, mettendo fine alla pestilenza del 1656.
Forse l'abbiamo dimenticato?
Forse l'ho hanno dimenticato alcuni gruppi sardi che, visto il perdurare della pioggia, hanno preferito smettere gli abiti da protagonisti e ripararsi sotto i porticati e i balconi, mentre una moltitudine di popolo e di turisti, ha assistito composita alla processione in onore del Santo.
Per il Santo protettore, questo e altro. E' un onore partecipare alla più importante sagra del Mediterraneo per sontuosità e colori.
E' una questione di fede alla quale non si può rinunciare.
Anche i turisti continentali e stranieri arrivati un po' da tutto il mondo, non hanno dato molto peso all'inatteso nubifragio del 1° maggio: tedeschi, olandesi, inglesi e perfino giapponesi. Tutti presenti e sbalorditi da tanto splendore per il Santo Martire Efis che debellò la peste.
"Non credo ai miei occhi - dice Paul, un giovane anglosassone,in un italiano quasi perfetto, fradicio fino all'osso e pressato dalla folla di via Roma - è una manifestazione di fede straordinaria e unica nel suo genere. E già la seconda volta che vengo a Cagliari, per assistere a questa sagra".
Di fronte a noi, il palco delle autorità locali e… dei vip, in passerella, tutti seduti e al riparo dalla pioggia.
Mentre il corteo continua a sfilare, una voce si leva fra mille "Cussus funti is accozzaus, chi no si olinti sciundi su…." Non riesce a terminare il suo sermone, perché gli applausi lo coprono al passare dei pescatori scalzi di San Salvatore (Cabras). "Bravi" grida in coro la gente.

Poi, ancora sotto la pioggia che non da tregua, sfilano i miliziani e, nelle vesti dell'Alternos, con frac e cilindro, arriva per il secondo anno consecutivo l'assessore comunale ai servizi tecnologici Emilio Pani.
Poi, ecco spuntare il cocchio del Santo di tutti i sardi. "Viva Sant'Efis Gloriosu, protettori de su populu sardu". E' una manifestazione di gioia. La folla assiepata nelle tribune si alza in piedi con rispetto. Applaude e fa il segno della croce.
Il cocchio si ferma davanti alle autorità municipali. Nel tripudio del popolo in festa, pare s'oda una voce, coinvolgente che sembra dire: "Immoi, dopo chi m'incamminu, bosattrus eis accabau e torrai a domu,. deu inveci, deppu vai ancora mera istrada po arribai a Nora, andi me benniu dolori de conca. Ma, arregordaisi, chi su 4 maggiu torru a Casteddu. Ciccai de non mancai. Altrimenti..."

©copyright 2008/2018 by Ennio Porceddu, Cagliari (Italy)




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